11 settembre 2001. Poche decine di passeggeri viaggiano tranquilli sul volo 93 della United Airlines, quando all’improvviso un commando di terroristi s’impossessa del veicolo.
A cinque anni dal fatidico evento, dopo un periodo di "tabù" per il tema dei dirottamenti aerei al cinema, piano piano le cose stanno ritornando alla normalità. La domanda più che legittima è: sarà pronto il pubblico ad accogliere un film su quella ferita ancora aperta? È troppo presto? A rispondere all’arduo interrogativo c’è il regista Greengrass che già con il suo film "Bloody Sunday" aveva dimostrato di saperci fare con temi "delicati". Le reazioni del pubblico in patria sono state controverse, ma l’accoglienza critica è stata entusiasta.
La pellicola ricostruisce tutto quello che succede nelle torri di controllo di New York e Boston durante l’attacco dell’11 settembre, e soprattutto quello che succede all’interno dell’aereo United 93, l’unico dirottato nel quale i passeggeri avevano la consapevolezza di quello che stava succedendo, e potevano quindi avere una reazione contro i terroristi.
Il registro scelto da Greengrass è l’unico possibile: realismo assoluto. Camera a mano, riprese "mosse" stile videoclip, che in questo caso, a differenza di molti altri prodotti, ha un suo perché. L’atmosfera ricreata, sia all’interno della torre di controllo che dell’aereo è estremamente verosimile, grazie ad un lavoro accurato degli autori che si sono documentati con grande attenzione interrogando i familiari delle vittime e gli stessi operatori degli aereoporti interessati. Questo era l’unico modo possibile per rendere credibile una tale operazione senza scadere nella retorica e in didascalismi. Dal punto di vista emotivo il risultato è impressionante: difficile rimanere freddi con la consapevolezza che tutto ciò a cui assistiamo è successo realmente, e non è uno dei tanti film del filone catastrofico-aereo che andava tanto di moda negli anni ’80. La tensione sale progressivamente, l’ansia viene avvertita quasi in modo fisico dallo spettatore. "United 93" non fa sconti: colpisce duro ma non giudica, mostra la cruda realtà, o almeno come si pensa che sia stata,senza prendere parte e lascia al pubblico il compito di commentare. Emblematica, da questo punto di vista, la sequenza nella quale vengono mostrati i dirottatori e dirottati pregare assieme, ognuno il suo dio, una scelta forse "politically correct" ma doverosa.
Talvolta il regista forse esagera con la camera a mano, conferendo un ritmo forse eccessivamente elevato che rischia di disorientare lo spettatore creando un po’ di confusione. Un’altra scelta discutibile è quella di non fare un minimo di presentazione dei personaggi prima dell’imbarco, scelta senz’altro motivata dalla necessità di mantenere un certo distacco emotivo dalla vicenda. Nel complesso comunque si può dire che Greengrass abbia vinto una scommessa difficile, realizzando un film quasi impeccabile che non offende nessuno ma dice solo le cose come sono state. Che poi in realtà l’aereo sia stato abbattuto dall’aviazione, e quella raccontata dal film sia solo una favoletta raccontata dai servizi segreti americani è un altro discorso, purtroppo difficilmente lo sapremo mai, e non spetta certo ad un film il compito di rivelarlo.
A cinque anni dal fatidico evento, dopo un periodo di "tabù" per il tema dei dirottamenti aerei al cinema, piano piano le cose stanno ritornando alla normalità. La domanda più che legittima è: sarà pronto il pubblico ad accogliere un film su quella ferita ancora aperta? È troppo presto? A rispondere all’arduo interrogativo c’è il regista Greengrass che già con il suo film "Bloody Sunday" aveva dimostrato di saperci fare con temi "delicati". Le reazioni del pubblico in patria sono state controverse, ma l’accoglienza critica è stata entusiasta.
La pellicola ricostruisce tutto quello che succede nelle torri di controllo di New York e Boston durante l’attacco dell’11 settembre, e soprattutto quello che succede all’interno dell’aereo United 93, l’unico dirottato nel quale i passeggeri avevano la consapevolezza di quello che stava succedendo, e potevano quindi avere una reazione contro i terroristi.
Il registro scelto da Greengrass è l’unico possibile: realismo assoluto. Camera a mano, riprese "mosse" stile videoclip, che in questo caso, a differenza di molti altri prodotti, ha un suo perché. L’atmosfera ricreata, sia all’interno della torre di controllo che dell’aereo è estremamente verosimile, grazie ad un lavoro accurato degli autori che si sono documentati con grande attenzione interrogando i familiari delle vittime e gli stessi operatori degli aereoporti interessati. Questo era l’unico modo possibile per rendere credibile una tale operazione senza scadere nella retorica e in didascalismi. Dal punto di vista emotivo il risultato è impressionante: difficile rimanere freddi con la consapevolezza che tutto ciò a cui assistiamo è successo realmente, e non è uno dei tanti film del filone catastrofico-aereo che andava tanto di moda negli anni ’80. La tensione sale progressivamente, l’ansia viene avvertita quasi in modo fisico dallo spettatore. "United 93" non fa sconti: colpisce duro ma non giudica, mostra la cruda realtà, o almeno come si pensa che sia stata,senza prendere parte e lascia al pubblico il compito di commentare. Emblematica, da questo punto di vista, la sequenza nella quale vengono mostrati i dirottatori e dirottati pregare assieme, ognuno il suo dio, una scelta forse "politically correct" ma doverosa.
Talvolta il regista forse esagera con la camera a mano, conferendo un ritmo forse eccessivamente elevato che rischia di disorientare lo spettatore creando un po’ di confusione. Un’altra scelta discutibile è quella di non fare un minimo di presentazione dei personaggi prima dell’imbarco, scelta senz’altro motivata dalla necessità di mantenere un certo distacco emotivo dalla vicenda. Nel complesso comunque si può dire che Greengrass abbia vinto una scommessa difficile, realizzando un film quasi impeccabile che non offende nessuno ma dice solo le cose come sono state. Che poi in realtà l’aereo sia stato abbattuto dall’aviazione, e quella raccontata dal film sia solo una favoletta raccontata dai servizi segreti americani è un altro discorso, purtroppo difficilmente lo sapremo mai, e non spetta certo ad un film il compito di rivelarlo.






1 commento:
questo film mi ha coinvolto come non mai.
Sono stato incollato alla poltrona fino alla fine ed ho vissuto la tensione dei passeggeri dell'aereo dirottato.
Complimenti al regista.
Lo suggerisco a tutti quanti perchè difficilmente proverete qualcosa di simile.
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