giovedì 30 aprile 2009
THE ORPHANAGE
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Marcello Angelini
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lunedì 23 marzo 2009
SAW V
Dunque, dopo il classico shockante incipit che questa volta racchiude una bella citazione da "Il pozzo e il pendolo" di Edgar Allan Poe, ritroviamo l’investigatore Mark Hoffman (Costas Mandylor), apparentemente ultima persona che porta avanti l’eredità del perverso enigmista Jigsaw (Tobin Bell), impegnato a difendere il suo segreto eliminando tutte le questioni rimaste in sospeso.Gli sceneggiatori sono gli stessi Marcus Dunstan e Patrick Melton già autori dello script del quarto episodio, mentre Darren Lynn Bousman, che aveva diretto i tre sequel del capostipite firmato nel 2004 da James Wan, viene rimpiazzato dal suo scenografo David Hackl, il quale, come era successo negli ultimi due tasselli della serie, si trova a dover gestire un complicato intreccio tra il poliziesco e il thriller a tinte splatter costruito sul continuo alternarsi di presente e passato.Infatti, nel millennio in cui la continuità seriale cinematografica sembra essere basata sempre più sul restyling delle icone di celluloide e su esempi classificabili come pseudo-remake, la saga incentrata su quello che Luke Thomson del L.A. Weekly ha giustamente definito il migliore e più realistico antieroe horror dai tempi dell’Hannibal Lecter di Anthony Hopkins, ha intrapreso in maniera furba, ma anche intelligente, una strada del tutto alternativa.Una strada che, dinanzi all’impossibile resurrezione dell’eliminato "mostro" protagonista, trova ingegnosamente il modo di proseguire il racconto soltanto scavando nella sua mente e nei suoi macabri trascorsi, lasciando emergere in maniera progressiva dettagli ed aspetti nascosti capaci sicuramente di catturare sia l’interesse del fan che quello del comune spettatore coinvolto dalla narrazione.Aspetti che finiscono comunque per delineare sullo schermo l’evoluzione di un personaggio in realtà già morto e sepolto, mentre viene tirata di nuovo in ballo la figura dell’agente dell’FBI Strahm (Scott Patterson) e lo sguardo della macchina da presa risulta rivolto principalmente a far luce sui retroscena alla base della costruzione del sanguinolento enigmismo che attraversa l’intera serie.E, al di là degli inutili elogi agli effetti speciali di trucco, ciò che ne viene fuori è un sequel non distante nel look generale da tanti prodotti straight to video, ma ben ritmato e leggermente superiore rispetto al guardabile capitolo precedente.Con le immancabili sequenze di violenza distribuite a dovere tanto da non apparire gratuite ed indizi disseminati in attesa di una probabile sesta puntata, ricordando, però, di riguardare le prime quattro per meglio comprendere quanto raccontato da Hackl.La frase: "Voglio essere il primo a dirvi che l’Enigmista non commetterà più omicidi".
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venerdì 27 febbraio 2009
Zohan - Tutte le donne vengono al pettine
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lunedì 26 gennaio 2009
IL Papà di Giovanna
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domenica 28 dicembre 2008
IL CAVALIERE OSCURO

Il Cavaliere Oscuro“Alcuni uomini vogliono solo bruciare il mondo”.In questa frase – declamata dal personaggio di Joker in una delle ultime catastrofiche sequenze finali – è racchiusa tutta la filosofia di questo ennesimo episodio delle gesta di Batman, l’ eroe dei fumetti creato da Bob Kane. La scelta di Christopher Nolan di improntare sulla figura di Joker tutta l’opera appare chiara fin dall’inizio, quando vediamo molti Joker organizzare una rapina tanto complicata quanto sanguinaria. Joker rappresenta il caos, la carta che scompiglia il gioco e contro la quale l’ordine e le regole costituite nulla possono. E’ contro tutto e tutti (anche la criminalità organizzata ha delle regole che il Joker stravolge, emblematica in questo senso la scena in cui brucia montagne di denaro davanti agli occhi inebetiti dei mafiosi avidi ed attaccati alla vil pecunia). Sovvertitore per eccellenza, Joker scardina le prescrizioni ed i precetti per un unico apocalittico scopo: quello di “bruciare il mondo”, per l’appunto. La vita reale, però, come a volte accade, supera l’immaginazione anche del più fertile degli sceneggiatori ed ecco che Heath Ledger, l’ottimo interprete che dà le fattezze a Joker, qualche mese dopo la lavorazione del film, come tutti sanno, ci lascia a soli trent’anni, morendo, solo, nella camera di un’appartamento. Non c’è nulla di più caotico della morte, verrebbe da dire, soprattutto quando si è giovani. Alter ego di Joker è ovviamente l’eroe Batman. Egli rappresenta l’ordine, la lealtà, la giustizia. Tanto prode e tanto disposto al sacrificio da rinunciare anche all’etichetta di “eroe” pur di assicurare alla comunità un simbolo e un ideale al quale ispirarsi. Ed a quel punto Batman diventa il guardiano silenzioso che veglia su tutti noi, il Cavaliere Oscuro che svetta nei cieli di Gothan, sempre più solo e sempre più tenebroso.Christopher Nolan, assieme al fratello Jonathan, scrive un film poderoso dove, come detto, abbondano riflessioni filosofiche sul Kaos e l’Ordine, sul ruolo dell’eroe nella società, sull’innata tendenza dell’uomo verso il bene (o il male, come sostiene Joker). La sceneggiatura però, vuoi anche per l’eccessiva pretenziosità (in fondo sempre di un fumetto parliamo), in alcuni punti mostra cedimenti, evidenziati soprattutto dalla contraddittorietà di alcuni personaggi e dalla sequenza degli eventi la cui consequenzialità non sempre appare chiara. Ed alla fine, vuoi per l’atmosfera sempre cupa e lugubre, vuoi anche per l’eccessiva lunghezza del film, l’opera risulta a tratti pesante e dallo scorrimento poco fluido. E questo nonostante alcune riprese davvero emozionanti (soprattutto quelle aeree sono di ottima fattura) ed una cast di grandissimo richiamo nel quale spiccano due sempreverdi come Michael Cane e Morgan Freeman. In definitiva, “Il Cavaliere Oscuro”, ben si incanala nel solco delle opere che lo hanno preceduto ed il suo finale assicura un futuro al pipistrello che, silenziosamente, veglia su tutti noi, anche nostro malgrado.La frase: "O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare cattivo".
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domenica 14 dicembre 2008
Identikit di un delitto
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lunedì 3 novembre 2008
Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

Torna Indiana, l’archeologo più famoso e charmant di tutti i tempi.
Torna dopo diciannove anni dalla sua ultima avventura, Indiana Jones e l’ultima crociata: lo ritroviamo nel 1957, nel periodo della guerra fredda, con i russi alle calcagna, ma anche il governo americano che lo crede un traditore comunista. Indiana è alla ricerca di uno dei tredici teschi di cristallo dei Maya: la leggenda dice che chi lo possiede comandi il mondo intero. Indiana non è il solo interessato alla reliquia di Akator, anche i russi, guidati dalla perfida sensitiva Irina Spalko (Cate Blanchett) non si fermeranno di fronte a nulla per entrarne in possesso. In Perù, Indiana Jones ritroverà il suo amore, Marion (Karen Allen) e verrà aiutato da un giovane ribelle esploratore, incontrato in patria, che entra in scena in moto vestito come Marlon Brando ne I selvaggi: si tratta di Mutt (Shia LaBeouf).
Gli eroi non invecchiano e, se lo fanno, non ce ne accorgiamo. Indiana Jones è l’eroe per eccellenza, pieno di difetti, rude, scapestrato e sciupafemmine, ma su di lui puoi contare e anche sul suo senso pratico e la sua ironia. Te la può sfoderare in un covo di serpenti, oppure circondato da decine di nemici: lo sguardo beffardo, la piega delle labbra e la battuta pronta, pronto a spiazzarti. Ed è un eroe che anche qui, come ne "I predatori dell’Arca Perduta", entra in scena di schiena, controcorrente, come solo l’accoppiata degli ex ragazzacci Steven Spielberg e George Lucas poteva immaginare. Harrison Ford sarà per sempre Indiana, nell’immaginario collettivo: impossibile pensare altri al suo posto, la frusta e il cappellaccio gli stanno a pennello e a nessuno può interessare di meno la sua età. Come ogni grande attore, guidato da altri grandi, Ford è sempre credibile, mai ridicolo, neppure quando corre a perdifiato, quando compie acrobazie.
Chi temeva quindi lo svilimento di un mito nella sua parodia, può dormire sonni tranquilli.
Lo afferma lo stesso Ford: "Nel film riconosciamo il passare del tempo senza timori. Indiana Jones ha vent’anni in più e non c’è nulla di strano: non è certo un eroe tutto d’un pezzo come Han Solo. Il mio Indy è un comune mortale, vulnerabile e, talvolta, fragile. Il pubblico si può immedesimare nelle sue difficoltà e sono convinto che l’età lo renda più simpatico".
Steven Spielberg riesce ancora a renderci alla perfezione la rappresentazione di un mondo avventuroso che appartiene agli anni Cinquanta del cinema americano: Spielberg attualizza la sua regia, si avvale delle più avanzate tecnologie, ma il sapore retro c’è sempre, così come i richiami agli altri episodi.
La formula in fondo non cambia: là dove era l’Arca oggi c’è un teschio, dove erano nazisti ora sono russi, oltre alla paura degli alieni tipica di quegli anni. Spielberg trasferisce sullo schermo gli anni della sua giovinezza, con i suoi demoni e i suoi incubi personali, il periodo della guerra fredda e della caccia alle streghe; filtra nell’Alter Ego Indiana le tematiche di tutti i suoi film, come una summa, aggiungendoci, a differenza degli altri tre episodi, le inquietudini presenti ne "La guerra dei mondi e in Munich".
Indiana si muoverà nel suo habitat solito: tra animali pericolosi, trappole, mummie, corse spericolate, cascate e esseri di un altro mondo. Avrà come al solito la sua aria stropicciata, con la barba di qualche giorno.
E Steven Spielberg non ha nessuna intenzione di chiudere le avventure dell’archeologo: Indiana Jones raccoglierà il suo cappellaccio, in una promessa futura.
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Marcello Angelini
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