andiamo al cinema

domenica 28 dicembre 2008

IL CAVALIERE OSCURO



Il Cavaliere Oscuro“Alcuni uomini vogliono solo bruciare il mondo”.In questa frase – declamata dal personaggio di Joker in una delle ultime catastrofiche sequenze finali – è racchiusa tutta la filosofia di questo ennesimo episodio delle gesta di Batman, l’ eroe dei fumetti creato da Bob Kane. La scelta di Christopher Nolan di improntare sulla figura di Joker tutta l’opera appare chiara fin dall’inizio, quando vediamo molti Joker organizzare una rapina tanto complicata quanto sanguinaria. Joker rappresenta il caos, la carta che scompiglia il gioco e contro la quale l’ordine e le regole costituite nulla possono. E’ contro tutto e tutti (anche la criminalità organizzata ha delle regole che il Joker stravolge, emblematica in questo senso la scena in cui brucia montagne di denaro davanti agli occhi inebetiti dei mafiosi avidi ed attaccati alla vil pecunia). Sovvertitore per eccellenza, Joker scardina le prescrizioni ed i precetti per un unico apocalittico scopo: quello di “bruciare il mondo”, per l’appunto. La vita reale, però, come a volte accade, supera l’immaginazione anche del più fertile degli sceneggiatori ed ecco che Heath Ledger, l’ottimo interprete che dà le fattezze a Joker, qualche mese dopo la lavorazione del film, come tutti sanno, ci lascia a soli trent’anni, morendo, solo, nella camera di un’appartamento. Non c’è nulla di più caotico della morte, verrebbe da dire, soprattutto quando si è giovani. Alter ego di Joker è ovviamente l’eroe Batman. Egli rappresenta l’ordine, la lealtà, la giustizia. Tanto prode e tanto disposto al sacrificio da rinunciare anche all’etichetta di “eroe” pur di assicurare alla comunità un simbolo e un ideale al quale ispirarsi. Ed a quel punto Batman diventa il guardiano silenzioso che veglia su tutti noi, il Cavaliere Oscuro che svetta nei cieli di Gothan, sempre più solo e sempre più tenebroso.Christopher Nolan, assieme al fratello Jonathan, scrive un film poderoso dove, come detto, abbondano riflessioni filosofiche sul Kaos e l’Ordine, sul ruolo dell’eroe nella società, sull’innata tendenza dell’uomo verso il bene (o il male, come sostiene Joker). La sceneggiatura però, vuoi anche per l’eccessiva pretenziosità (in fondo sempre di un fumetto parliamo), in alcuni punti mostra cedimenti, evidenziati soprattutto dalla contraddittorietà di alcuni personaggi e dalla sequenza degli eventi la cui consequenzialità non sempre appare chiara. Ed alla fine, vuoi per l’atmosfera sempre cupa e lugubre, vuoi anche per l’eccessiva lunghezza del film, l’opera risulta a tratti pesante e dallo scorrimento poco fluido. E questo nonostante alcune riprese davvero emozionanti (soprattutto quelle aeree sono di ottima fattura) ed una cast di grandissimo richiamo nel quale spiccano due sempreverdi come Michael Cane e Morgan Freeman. In definitiva, “Il Cavaliere Oscuro”, ben si incanala nel solco delle opere che lo hanno preceduto ed il suo finale assicura un futuro al pipistrello che, silenziosamente, veglia su tutti noi, anche nostro malgrado.La frase: "O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare cattivo".

domenica 14 dicembre 2008

Identikit di un delitto


Identikit di un delittoIl titolo originale è "The flock" e fa riferimento al termine che il Dipartimento di Polizia d’oltreoceano usa per chiamare i predatori sessuali in libertà vigilata.Quegli stessi predatori sessuali cui ha dato la caccia per anni l’emotivamente stressato funzionario di polizia Errol Babbage (Richard Gere), costretto ad un pensionamento anticipato e quindi incaricato di addestrare la giovane Allison Lowry (Claire Danes), agente che lo sostituirà, tanto da addentrarla in un depravato universo di sesso e violenza al fine di scovare il responsabile del rapimento di un’adolescente.Quindi, un rapporto maestro-allieva che ben si associa alla filosofia del "poliziesco di coppia" made in Hong Kong da cui proviene il regista Andrew Lau (autore insieme ad Alan Mak dello splendido pre-"The departed" "Infernal affairs" e da solo del pessimo horror "The park"), anche se, a quanto pare, il lungometraggio è stato in parte girato da un non accreditato Niels Mueller ("L’assassinio di Richard Nixon").E l’"American gigolò" della Mecca del cinema, affiancato anche dal veterano Ray Wise ("Robocop"), sembra rendere decisamente bene quando non si trova alle prese con trame rosa proto-Julia Roberts, mentre il look generale dell’operazione, con abbondanza di dialoghi e qualche cruda situazione, si alterna tra i lenti ritmi narrativi tipici del cinema orientale e le velocizzazioni da videoclip.Con colori spesso desaturati e contrasti a dominare la fondamentale fotografia di Enrique Chediak ("28 settimane dopo"), al servizio di un poco originale script per mano di Hans Bauer (i due "Anaconda") e Craig Mitchell (il riuscito horror "Milo") che, senza troppa fantasia, sembra guardare più al già dimenticato "Suspect zero" (2004) di E. Elias Merhige che agli inevitabili prototipi "Seven" (1995) e "Il silenzio degli innocenti" (1991).Allora, se togliamo dal cast i nomi di serie A di Gere e della Danes, rimane quello che, seppur confezionato con professionalità, non si discosta poi molto dai tanti fiacchi thriller inediti a bass(issim)o costo che affollano gli scaffali dei videoshop.La frase: "Una volta qualcuno ha detto "Se combatti troppo a lungo contro i draghi diventi un drago, e se troppo a lungo guardi l’abisso anche l’abisso poi guarderà te"".