andiamo al cinema

domenica 23 dicembre 2007

La ragazza del lago



Dal romanzo giallo norvegese di grande successo "Don't look back" ("lo Sguardo di uno sconosciuto") di Karin Fossum, trasposto da un fiordo scandinavo ad una piccola comunità montana del Friuli. "La Ragazza del lago" si costruisce sul contrasto tra una località tranquilla, immortalata da una pulita e fredda fotografia, e lo strano, incruento omicidio di una bella ragazza ritrovata soffocata, nuda sulla riva di un laghetto; ma anche tra il quieto vivere apparente e l'emergere di un vasto campionario problematico, dai sepolti segreti: la coppia separatasi dopo la tragica scomparsa del figliolo, il ritardato del paese con padre burbero appena fuori dal caseggiato, il fidanzato dai silenzi dubbi ("tutta questa umanità, assolutamente normale, lontana anni luce - dice il cineasta Andrea Molaioli - dall'idea del crimine, d'un tratto appare deviata, complicata. E' un delitto che fa alzare il coperchio e ribaltare la scena di questa "medietà""). Allo stesso tempo, si sviluppa sulla recettività emotiva del poliziotto investigatore (Toni Servillo), anch'egli alle prese con le sue brave tribolazioni familiari. La soluzione non a caso arriva per intuizione, al di fuori degli elementi in mano al pubblico.

La verità è più complessa di ciò che si palesa, un caso inizialmente privo di moventi - che poi debolmente si susseguono - ha cause sovrapposte e passa in secondo piano davanti alla descrizione ambientale. Produce la Indigo Film (quella dei film di Sorrentino, Dordit, Capuano), Molaioli esordisce con capacità nel lungometraggio (è stato aiuto regista di Moretti, Mazzacurati, Luchetti, Calopresti e ha realizzato filmati istituzionali), il sostanzioso cast di contorno - tra cui Gifuni, Bonaiuto, Golino - sembra sott'utilizzato, mentre il mattatore Servillo è mono tono dietro una rigida maschera fra il sofferto e il nauseato. Nell'insieme, più forma che sostanza, sebbene vada salutato con piacere un raro thriller italiano, e di buona fattura.

giovedì 13 dicembre 2007

Io vi dichiaro marito e... marito


A giudicare da quello che annunzia il prologo di questa commedia a "sfondo sociale" non ci sono dubbi: tempi duri per gli eterosessuali, specialmente se effettuano lavori rischiosi nella Grande Mela. Larry è un pompiere che ha già perso la moglie alcuni anni prima e che per un cavillo burocratico non può nominare i figli titolari della sua polizza sulla vita. L'unica scappatoia consiste nello sposare il collega e compagno di tante avventure Chuck, garantendo così un futuro ai due frugoletti.

Nonostante Adam Sandler goda di popolarità e prestigio crescenti negli Stati Uniti, va detto che le sue commedie non brillano per buon gusto e raffinatezza. Anzi, le ammiccatine e le frequenti battute relative alla sfera sessuale non hanno nulla da invidiare alla comicità nostrana in quanto a volgarità. In questa pellicola il personaggio interpretato da Chuck è così trash da non avere quasi né capo né coda. Lo scapolo costretto alla simulazione non è un semplice donnaiolo, ma un sessuomane aperto a qualunque tipo di esperimento e di strumento per il suo conseguimento. Allo stesso tempo Chuck è anche dotato di una curiosa sensibilità ultrafemminile. In certe occasioni potrebbe ricordare un personaggio della serie tv Scrubs: "il Todd". Di riferimenti sessuali del resto in "Vi dichiaro marito e marito" ce ne sono parecchi visto che l'argomento è la simulazione dell'orientamento sessuale. In questo modo ci viene propinato tutto l'armamentario delle ambiguità e delle situazioni "di confine" in cui potrebbero trovarsi due uomini nella situazione paradossale di Chuck e Larry e non ci viene risparmiata neppure la trovata del sapone che cade nella doccia maschile; impossibile non pensare: questo è davvero troppo. Oltre ai due protagonisti possiamo ammirare la "fisicatissima" Jessica Biel nel ruolo dell'avvocato ed un irresistibile (ma sottoutilizzato) Steve Buscemi nel ruolo dell'agente impegnato a scovare simulatori di sessualità alternative.
A coronare il tutto troviamo Dan Aykroyd, dalla cui presenza ingombrante è impossibile non farsi strappare almeno un sorriso. Presenze importanti ma tuttavia insufficienti a risollevare le sorti di una commedia macchiata da un ulteriore peccato originale: l'eccessiva lunghezza... beati i tempi in cui una commediola da meno di novanta minuti non doveva essere diluita in quasi due ore per ragioni quanto meno oscure.

Vi dichiaro marito e marito come molte commedie americane ha una morale, si potrebbe dire, di "maniera": bisogna accettare chi è diverso da noi, superare gli stereotipi e capire che tutti siamo diversi in qualcosa. Il tutto però viene presentato - paradossalmente - proprio con una lunga serie di stereotipi, e questo può essere disorientante.

martedì 11 dicembre 2007

Shrek Terzo



Shrek terzo e non tre, perché in questo nuovo episodio della saga dell'orco verde il numero non si riferisce alla numerazione del film, ma al titolo regale che viene affidato al nostro eroe, dopo la dipartita del padre di Fiona.
La corona sta però stretta a Shrek, che sogna solo di poter tornare alla sua puzzolente palude, così si imbarca insieme agli inseparabili amici, il Gatto con gli stivali e Ciuchino alla ricerca dell'altro erede al trono, il giovane Arthur.
Nel regno di Molto, Molto Lontano intanto Fiona si prepara con le amiche per un lieto evento, ma un vecchio spasimante torna per avere la sua vendetta.

Arrivato al terzo episodio Shrek riesce ancora a divertire con sequenze esilaranti e personaggi ben scritti, ma nel complesso ha perso smalto, manca l'energia che caratterizzava i primi due episodi.
Se nei due film precedenti la parodizzazione della fiaba classica era il centro dell'intreccio e il motore comico della pellicola, qui sembra seguire i ritmi e le tematiche della Disney, tanto che la presentazione di Arthur è un chiaro omaggio a "La spada nella roccia", senza la minima traccia di ironia.

In particolare il messaggio che solo credendo in se stessi si potrà avere il rispetto degli altri, è troppo declamato ed insistito, non viene mostrato attraverso le vicende della trama, ma spiegato più e più volte dai personaggi.

A soffrire maggiormente sono proprio i due protagonisti principali Shrek e Fiona che vengono superati per simpatia e battute dai comprimari. Ora sembrano due borghesi un pò imbolsiti, mentre Ciuchino e Il Gatto con gli stivali mantengono la loro carica eversiva.
Fiona soffre nel confronto con i personaggi delle principesse, amiche svampite e superficiali.

Dal punto di vista tecnico il film è realizzato in modo incredibile, bellissimi i paesaggi, le movenze sono molto fluide ed i personaggi ancor più espressivi dei primi due episodi ma si sente la mancanza di Andrew Adamson alla regia.
In definitiva Shrek terzo è un film divertente, ma non eccezionale come i precedenti.

domenica 2 dicembre 2007

Vivere un sogno



Doppietta del calciatore d'invenzione Santiago Munez. Dopo la prima marcatura ("Goal! Il film"), capitolo sul viaggio dal Messico alla squadra inglese del Newcastle United, ora arriva il raddoppio nel passaggio dal campionato britannico alla formazione più blasonata del mondo - il Real Madrid - con la possibilità di disputare la Champions League. Se poi non bastasse, il "continua…" finale ci tranquillizza sul completamento della trilogia.

Tatuaggio della madonna sulla spalla, Munez convince la sua compagna Roz - infermiera molto legata al proprio lavoro e con cui si sta per sposarsi - che non può rifiutare il contratto con il gotha del calcio per cui, almeno all'inizio, si vedranno spostandosi alternativamente. Si sa che il successo può dare alla testa, soprattutto quando uno viene dalla povertà, è giovane, lasciato solo e ha dato il benservito a un paterno procuratore. Anche perché l'ambiente è quel che è: l'amico e compagno di squadra Gavin è terrorizzato dalle rughe e ama le feste, mentre - se lo spirito generale è maschilista - le belle donne provocano e il tradimento di una notte è quasi scontato. Il giovane Santiago deve affrontare prove difficili: in Spagna scopre di avere un fratello più piccolo e con lui ritrova anche la madre (che per un brutto episodio di violenza familiare aveva abbandonato marito e figli), si fa espellere nella prima gara da titolare e resta fermo per un infortunio. Lui supera tutto, per cui ricuce con Roz e si sacrifica in favore di Gavin nella partita più importante - finora - della carriera.

Retorica con punte bizzarre (l'allenatore prima della finale europea dice ai ragazzi "dimenticatevi dei soldi e divertitevi"), musica ficcata in ogni momento utile, telecronache da videogame. Di tanto in tanto si vedono pure i veri "galacticos" così da assicurare al film, attraverso la pubblicità ai campioni, la curiosità di una fetta di appassionati a questo sport. Certo però che calcio e cinema non hanno mai legato troppo, in più senza mai raggiungere risultati di rilievo. Allora perché dovrebbe riuscirci un regista senza lode?.