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giovedì 25 ottobre 2007

Number 23












Number 23
Vi è mai capitato di immedesimarvi talmente tanto nel personaggio principale di un libro da sembrarvi di leggere la storia della vostra vita? Oppure vi è mai capitato di essere ossessionati a tal punto da qualcosa, magari una superstizione, da condizionare ogni vostra azione?
Questo è quello che capita al protagonista del nuovo film di Joel Schumacher: Walter Sparrow amorevole padre di famiglia, interpretato dal sempre ottimo Jim Carrey.
Tutto comincia il 3 febbraio, giorno del compleanno di Sparrow, quando riceve sia il morso di un cane misterioso che un libro intitolato "The Number 23" in regalo.
Quasi in un intersecarsi di realtà parallele ci troviamo a vivere sia la vita di Sparrow, che le vicende del protagonista del libro, il detective Fingerling (interpretato sempre da Carrey), sempre più incredibilmente legate tra loro a causa della maledizione del 23, infausto numero al quale in un modo o nell'altro possiamo associare sventure di vario tipo.
Ovviamente, per generare una certa aspettativa e inquietudine, il numero compare quasi ossessivamente, in maniera esplicita e implicita, sia nella scenografia: su cartelli stradali, targhe delle auto, calendari e orologi; che nella sceneggiatura: date di nascita, somme del numero delle lettere che compongono i nomi propri, indirizzi e via dicendo.
Schumacher diversifica stilisticamente i due universi che caratterizzano il film, quello letterario di Fingerling risulta onirico e surreale, un'ambientazione favolistica e al tempo stesso dark, delineata con movimenti di macchina e montaggio molto veloci e metaforici, e uno sviluppo temporale della vicenda assai tortuoso.
L'altro universo, la vita di Sparrow, è girata in maniera molto classica, con una fotografia calda, scenografia e costumi semplici e realistici. Il continuum tra i due mondi è dato dagli attori che incarnano i vari personaggi nelle due diverse realtà. Questa diversificazione dissemina indizi per l'agnizione finale, alla quale si arriva nella seconda parte del film con una serie di spiegazioni che mettono al loro posto tutte le tessere del puzzle, ma rallentano un po' il ritmo che invece nella prima parte era sostenuto e carico di suspence.
La prova degli attori è buona in quanto nello stesso film riescono a ricoprire ruoli molto diversi tra loro ma a risultare comunque credibili. Anche se la sceneggiatura ha saccheggiato idee qua e là, e calca un pò la mano con le varie coincidenze e connessioni al numero 23, risulta essere un buon prodotto di intrattenimento.

domenica 21 ottobre 2007

Perfect stranger


Perfect stranger
Un ennesimo thriller, che stavolta vede protagonisti Halle Berry, Bruce Willis e Giovanni Ribisi.
"Perfect Stranger" racconta la storia di Ro (Berry) giornalista d'assalto, che nell'intento di indagare sulla morte di una sua conoscente, si ritrova a spiare, di persona e on line, il capo di una grande società pubblicitaria di New York, Harrison Hill (Bruce Willis) impenitente donnaiolo.
In aiuto della giornalista accorre il genio informatico e suo collaboratore Miles (Ribisi). Tra l'intrecciarsi di diversi piani della realtà, si giunge all'immancabile colpo di scena finale.
Come sfondo a questa vicenda abbiamo ambienti patinati, ipermoderni e lussuosi, costumi e locations molto ricercati, donne bellissime, qualche battuta maliziosa e non mancano neanche le consuete scene di seduzione tra i protagonisti.
La morale del film, diretto da James Foley, sembra metterci in guardia su quanto l'apparenza possa ingannare e fin dove si può spingere una persona per mantenere i propri segreti, in realtà attua anche una banale, nonché superficiale, critica al mondo delle chat, con i soliti discorsi sulla possibilità di assumere diverse identità che offre internet e quanto questo possa essere pericoloso ma al tempo stesso affascinante.
I personaggi sono abbastanza complessi, hanno diverse sfaccettature, non c'è una netta distinzione tra bene e male, ma il dipanarsi delle loro personalità e delle loro interazioni spesso risulta abbastanza prevedibile, manca in diversi momenti una reale suspence: nella pellicola sin dalla prima inquadratura, sono disseminati indizi e anticipazioni su quanto sta per accadere, e questo non depone a favore di un film che si regge per lo più sulla trama.
La regia, al contrario della poliedricità dei personaggi, risulta abbastanza piatta e classica, unico momento lievemente onirico è quello in cui Ro ricorda un fondamentale episodio della sua infanzia. Ottime invece le scenografie che riescono bene ad esaltare le caratteristiche dei diversi personaggi e le situazioni.
"Perfect Stranger" è un film che si rivela un buon passatempo che scivola via senza infamia e senza lode, e che si avvale, consapevolmente, della grande presenza scenica della bellissima Halle Berry.

domenica 14 ottobre 2007

Ocean's Thirteen


Ocean's Thirteen
"Tredici è meglio di dodici", questo lo slogan proposto da Matt Damon per il lancio del nuovo film sulla banda di Danny Ocean, e ha proprio ragione, "Ocean's 13" è molto più bello del suo precedente, più divertente, meglio scritto e più interessante.
Siamo nuovamente a Las Vegas, tra casinò e truffatori, luogo ideale per imbastire inganni e raggiri ai danni del cattivo di turno, il perfido Willie Bank, proprietario di vari alberghi e pronto ad aprire i battenti del più lussuoso casinò della città.
Purtroppo per Bank nella sua corsa verso fama e ricchezza ha truffato la persona sbagliata, Reuben Tishkoff, mentore e amico di Danny Ocean e parte integrante del gruppo.
La banda così si ricostituisce per vendicare il torto subito.
Il piano per riuscire a rovinare finanziariamente Bank proprio nel giorno dell'inaugurazione è molto complicato e all'inizio del film si rimane storditi dalla massa di informazioni che vengono date ma, piano piano, tutte le tessere vanno al proprio posto.

La storia affidata a due sceneggiatori di chiara fama, Brian Koppelman e David Lieven, diverte e il susseguirsi frenetico delle scene, fa volare le due ore del film.
L'abilità dei due è quella di riuscire a far capire tutti i passaggi del piano, lasciando intatta la suspence. Anche momenti lontani della struttura narrativa principale non appesantiscono, ma anzi si integrano perfettamente; la rivoluzione alla fabbrica dei dadi o la commozione di Clooney e Pitt davanti allo show di Oprah Winfrey sono momenti esilaranti che si incastrano perfettamente nel resto della storia.
Brillanti e irresistibili sono, come sempre, i dialoghi tra gli attori che giocano col pubblico, facendo spesso battute che si riferiscono più alla vita reale delle star che non al personaggio del film.
Queste battute sembrano divertire soprattutto gli attori coinvolti che come negli altri film della serie si godono la vacanza glamour.
Anche Steven Sodenberg si dev'essere divertito molto giocando con la macchina da presa, utilizzando di volta in volta riprese multiple, sovrapposte, con macchina a mano e citando dai più famosi film del genere, impiegando una fotografia sempre diversa, dai colori ora saturi, ora dorati.
Alla fine un film che diverte tutti, pubblico e cast, per due sane ore di svago senza pensieri.

venerdì 12 ottobre 2007

Maradona la mano de Dios


Maradona la mano de Dios
Tra canzoni, libri, videocassette e perfino il recente documentario "Maradona el pibe de oro" di Emir Kusturica, il mito di Diego Armando Maradona, nato povero in una borgata alla periferia di Buenos Aires e destinato a trasformarsi in uno dei più grandi giocatori della storia del calcio, insieme a Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé, non ha certo potuto fare a meno di attirare l'attenzione dei media e delle diverse forme d'arte.
E' ora l'apprezzato Marco Risi ("Mery per sempre"), figlio del grandissimo Dino, a raccontare su celluloide la sua storia, dai primi passi sul campo da bambino, con i "cebollitas", alle esperienze nell'Argentinos Junior, nel Boca e nella selezione Argentina, passando per la parentesi barcelloniana ed approdando al glorioso periodo di Napoli, dove divenne 'O re.
E, come ogni vita legata al successo che si rispetti, non manca la fase calante, di cui siamo ormai tutti a conoscenza, nel corso della quale l'immenso e soddisfacente impero progressivamente costruito con passione già a partire dai tempi dell'innocenza, finisce per crollare tra vizi ed eccessi.
Un impero messo in piedi attorno a quella ideale (???) pozza di melma sotto cui si nasconde lo sport più popolare d'Italia e del quale Risi, però, preferisce descrivere l'imperatore come una sorta di Dio in terra: amato, odiato e santificato.
Una lettura decisamente discutibile, quindi, che, commentata da una nutrita colonna sonora di vecchi hit che spaziano da "Disco inferno" dei Trammps a "Heart of glass" dei Blondie, finisce per reggersi quasi esclusivamente sulla bravura del protagonista Marco Leonardi ("C'era una volta in Messico"), incarnazione del Maradona adulto.
Mentre, tra azzeccate intuizioni lirico-visive (l'arancia rotolante che, per mezzo del montaggio, si trasforma in un pallone), buoni momenti (la divertente dichiarazione d'amore, in discoteca, da parte del Diego adolescente) ed altri involontariamente ridicoli (l'atto sessuale intervallato dalle azioni in campo non può fare a meno di richiamare alla memoria "Una pallottola spuntata"), non si riescono in alcun modo ad evitare ritmi di narrazione tutt'altro che incalzanti, i quali, se rispecchiano quelli di un elaborato televisivo, ricordano più una soap opera che una fiction.
Rendendo l'insieme consigliabile soltanto agli irriducibili estimatori del "pibe de oro" ed a chi, ancor prima che sui libri, preferisce esplorare la storia calcistica attraverso le immagini in movimento.