
Prima di essere un regista, Peter Hedges è un drammaturgo e uno scrittore. Suoi sono i romanzi “What’s eating Gilbert Grape” e “An ocean in Iowa”, entrambi ispiratori di altre pellicole. In effetti ciò che colpisce fin dalle prime battute del film “L’amore secondo Dan” è la sceneggiatura e la generale sensazione di essere ben scritto, stessa suggestione che del resto si aveva guardando anche il primo film di Peter Hedges: “Schegge di April”, con Kate Holmes.
Dan è un padre premuroso, rimasto improvvisamente vedovo, che dedica le sue giornate a prendersi cura delle sue tre figlie. Quando Dan decide di far visita alla sua famiglia per riunirsi nel weekend, conosce Anne Marie, donna affascinante e bellissima di cui subito si innamora. Peccato però, che la donna sia già legata sentimentalmente al fratello di Dan...
Proprio gradevole questo “L’amore secondo Dan”, malgrado un inizio zoppicante per essere una commedia. In punta di piedi, infatti, lasciando che sia spesso la musica ad accompagnare le scene, il personaggio di questo padre apprensivo e un pochino bigotto, emerge un pezzo alla volta mostrandosi solo alla fine in tutta la sua complessità: e questo aspetto, cioè la sensazione che la sceneggiatura sia ben studiata perché consapevole di dove vuole andare a parare, è ciò che più convince lo spettatore.
La regia di Peter Hedges, malgrado abbia solo un altro film al suo attivo, dimostra di essere già molto matura e di possedere una propria impronta distintiva: caratteristica, questa, affatto scontata. Come in “Schegge di April” infatti, Hedges fa parlare le situazioni, gli spazi, e i gesti. E su questi elementi tratteggia tutti i numerosi personaggi che contornano la vicenda, senza mai apparire retorico o scontato, ma al contrario naturale e sincero.
Molto bravo il protagonista Steve Carell, interprete di “40 anni vergine”, che dimostra di riuscire a gestire molto bene i personaggi “comicamente controversi”. Sempre immensa invece Juliette Binoche, che regala inaspettatamente alcuni momenti davvero spassosi.
“L’amore secondo Dan” appassiona, diverte ed emoziona. Una commedia molto intelligente, scritta e diretta da un talento di nome Peter Hedges.
andiamo al cinema
venerdì 25 luglio 2008
L'amore secondo Dan
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Marcello Angelini
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mercoledì 2 luglio 2008
Alla ricerca dell'isola di Nim

Artefici nel 2005 della tenera storia d’amore under 12 “Innamorarsi a Manhattan”, il regista Mark Levin e sua moglie sceneggiatrice Jennifer Flackett si pongono entrambi dietro la macchina da presa per co-dirigere la trasposizione su celluloide de “L’isola di Nim” di Wendy Orr, favola ambientata in uno stravagante e avventuroso paradiso tropicale, la cui tematica di fondo è quella sempreverde di una famiglia che cerca di riunire se stessa. Paradiso tropicale in cui vive la Nim del titolo, con il volto della piccola e brava Abigail Breslin (“Little Miss Sunshine”), la quale, preoccupata per la misteriosa scomparsa del papà Jack, interpretato da Gerard Butler (“300”), chiede aiuto via e-mail alla scrittrice di romanzi avventurosi Alex Rover, con le fattezze di Jodie Foster (occorrono presentazioni?), donna insicura, a contatto con il mondo esterno soltanto tramite il fidato computer, che trova quindi l’occasione per passare dall’emozione delle parole stampate a quella delle imprese reali. Ed è a partire da questo momento che Levin e Flackett, introducendo l’alter ego su carta della scrittrice, che porta il suo stesso nome e nei cui indianajonesiani panni troviamo sempre Butler, espongono la loro originale maniera di affrontare non solo il rapporto che lega chi scrive libri alle proprie creature, ma anche quello che li lega al lettore. Quindi, forte del veloce ritmo conferito dal montaggio di Stuart Levy (“Ogni maledetta domenica”), quello che si presenta agli occhi dello spettatore, abbondantemente infarcito d’ironia, appare come una sorta di godibile mix tra le storie per ragazzi alla Chris Van Allsburg (l’autore di “Jumanji” e “Polar express”, per intenderci), taglio fumettistico e un vago look da cartoon in carne e ossa, tenendo in considerazione anche i diversi animali amici della protagonista, dal leone marino Selkie al pellicano Galileo. Perché, oltre a una divertente situazione in stile “Piccola peste” che vede coinvolti dei draghi volanti, non manca un intelligente messaggio ecologista, mentre i due registi, pur senza eccellere, si riconfermano apprezzabili narratori di moderne storie per famiglie. Chi, se non loro, che costituiscono una famiglia nella vita reale?
La frase: "Devo essere io l’eroe della storia della mia vita".
Pubblicato da
Marcello Angelini
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