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venerdì 15 giugno 2007

VOLVER


Protagonista della 59a edizione del Festival di Cannes, "Volver" è l'ultima opera di Pedro Almodovar che, dopo la parentesi "maschile" de "La mala educaciòn", torna a parlare del mondo femminile, quello che sa meglio raccontare e che gli ha portato il maggior successo tra il pubblico. Torna per l'occasione anche a dirigere l'attrice che più ama, se non venera, Penèlope Cruz, che lo contraccambia con una grande interpretazione, degna delle dive che cerca di emulare come la Loren o la Magnani.I personaggi principali della vicenda narrata sono quasi tutte donne, mentre le figure maschili che compaiono sono solo elementi disturbanti, se non distruttivi. Nella provincia spagnola rappresentata da Almodovar è il sesso debole a mandare "avanti la baracca" (forse non è così solo lì) e a sobbarcarsi delle decisioni più sofferte. Il ritratto più intenso e carismatico è quello della protagonista, Raimunda, a cui dà vita la Cruz, donna forte e decisa, ma anche sensibile e generosa. Costretta a portare con sè uno scheletro nell'armadio terribile, non riusciamo a non ammirarla, anche quando è costretta a sotterrare di nascosto il marito. La storia che riguarda lei, sua sorella e sua figlia, è coinvolgente e ricca di piccole sorprese, alcune amare ed alcune dolci, fatte di "ritorni" dal passato, come anticipa il titolo del film che significa per l'appunto "tornare". In tutto poi c'è un pizzico di surrealismo che si fa beffe anche della morte, tanto che per diversi momenti crediamo addirittura di vedere i fantasmi. Man mano però l'intreccio si scioglie e le verità vengono a galla, insieme a momenti piuttosto emozionanti.Peccato che alcune vicende secondarie paiono un po' sconclusionate ed a volte Almodovar sembra divagare, andando a toccare diverse tematiche senza la dovuta profondità (tipo il cannibalismo televisivo o il dramma del cancro). Un film comunque di buon effetto ed appassionante, ottimamente diretto dal regista spagnolo, e assai ben recitato.

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