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giovedì 3 gennaio 2008

Espiazione


Può un singolo errore modificare il corso di un’intera esistenza? Ed è possibile riparare ai propri peccati attraverso la scrittura? Queste due domande costituiscono il tema portante di “Espiazione”, il meraviglioso romanzo dell’acclamato autore inglese Ian McEwan, e dell’omonimo film diretto da Joe Wright, alla sua seconda prova da regista dopo “Orgoglio e pregiudizio”. Adattato per il grande schermo da Christopher Hampton (“Le relazioni pericolose”), “Espiazione” è stato presentato in anteprima al Festival di Venezia 2007 ed ha ricevuto ottime recensioni da parte della critica internazionale. Il principale merito del film di Wright sta soprattutto nell’aver saputo riproporre le complesse tematiche dell'opera di McEwan servendosi del mezzo cinematografico, in una pellicola che unisce la stupefacente forza espressiva delle immagini con il coinvolgimento emotivo della storia, l’introspezione psicologica con il senso dello spettacolo.

Così come il romanzo di McEwan, anche il film è suddiviso in diverse linee temporali: la prima è ambientata nell’Inghilterra del 1935, nella villa di campagna della famiglia Tallis; la seconda nel 1940, durante l’evacuazione dell’esercito inglese a Dunkerque; la terza a Londra, sempre nel periodo della guerra, per chiudere infine con un significativo epilogo nel 1999. Personaggio chiave e voce narrante delle vicende è Briony Tallis (interpretata nelle varie fasi della sua vita da tre attrici distinte: Saoirse Ronan, Romola Garai e Vanessa Redgrave): un’aspirante scrittrice dotata di una fervida immaginazione che, all’età di tredici anni, commetterà un errore terribile accusando un innocente di un crimine spaventoso. Da allora, l’esistenza di Briony sarà consacrata ad espiare la propria colpa: un’espiazione che avverrà tramite le pagine di un libro autobiografico sugli eventi di quella fatidica giornata dell’estate del 1935, raccontata secondo i differenti punti di vista della piccola Briony, di sua sorella Cecilia (Keira Knightley) e di Robbie Turner (James McAvoy), due giovani innamorati destinati ad essere separati dalle bugie di Briony e dalla guerra imminente.

La sceneggiatura si mantiene estremamente fedele al testo di McEwan ed è coadiuvata dalla magistrale regia di Wright, che sa scavare nell’animo dei personaggi e al tempo stesso riesce a rappresentare l’indicibile orrore della guerra e a regalarci momenti di struggente romanticismo; non mancano neppure alcuni passaggi dall’ampio respiro epico, come la descrizione della marcia delle truppe inglesi verso Dunkerque ed il magnifico piano sequenza della spiaggia gremita di soldati. Da segnalare l’impeccabile ricostruzione d’epoca e la splendida colonna sonora di Dario Marianelli, scandita in maniera emblematica dai battiti dei tasti di una macchina da scrivere che creano un’atmosfera carica d’angoscia, come se fossero il sinistro presagio di un fato ineluttabile. Formidabili le prove di tutto il cast, in particolare i due protagonisti, la fascinosa Knightley e il bravissimo McAvoy, vera rivelazione del film; ma non si può non citare una sublime Redgrave, che compare negli ultimi minuti nel ruolo breve ma intenso dell’anziana Briony, scrittrice ormai affermata impegnata a confrontare le aspettative del pubblico con la durezza della realtà. Il finale, a dir poco straziante, ci riserva un colpo di scena che è un autentico pugno nello stomaco, a suggello di una pellicola straordinariamente emozionante in grado di catturare lo spettatore e di trascinarlo fino alla più acuta commozione.

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