
Presentato in concorso al Festival di Berlino del 2007, “Bordertown” porta al cinema un dramma a molti sconosciuto. Quello vissuto dalle donne delle "maquilladoras" (fabbriche messicane a ciclo continuo), che oltre a lavorare in condizioni di assoluto sfruttamento per produrre prodotti a basso costo, che poi grazie al Nafta (accordo per libero commercio tra Usa e Messico) arrivano tranquillamente negli States, sono oggetto continuo di gravi violenze. Tema ovviamente di grande importanza, che ha fatto guadagnare alla pellicola un riconoscimento da Amnesty International, che però poteva certamente essere trattato in maniera più accurata ed efficace.
Il film difatti, scritto e diretto da Gregory Nava, dopo un inizio interessante, che mette subito in primo piano l’orribile background in cui si muovono i protagonisti, si trasforma in un canonico thriller, neanche poi molto riuscito, visto il modo in cui si risolve. Il tentativo di legare la denuncia sociale con un intreccio giallo naufraga ben presto, e con il procedere dei minuti il film si scolla sempre più dalla realtà, collezionando personaggi e vicende ben poco credibili. La sceneggiatura poi mostra diverse carenze, e le relazioni messe su fra i poteri forti che agiscono nella bordertown Juarez, e la serie di omicidi, sono confusi e superficiali. La resa dello spettacolo non è aiutata dalle interpretazioni dei vari protagonisti, con una Jennifer Lopez nel ruolo principale, non capace di dare spessore al suo personaggio (difficile comunque visto il modo in cui viene tratteggiato, attraverso posticci flashback). Poco convincente anche la regia, con diversi movimenti di macchina che addirittura infastidiscono.
andiamo al cinema
sabato 14 luglio 2007
Bordetown
Pubblicato da
Marcello Angelini
alle
08:48
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