| Un pò prima di mezzanotte, un uomo viene trovato morto nel letto di Nora Timmer, assistente del procuratore distrettuale. Sulle prime sembra un assassinio di legittima difesa contro un tentativo di stupro. Ma quando uno sconosciuto, Luther Pinks, si presenta alla centrale di polizia fornendo una versione diversa dell'omicidio, il gioco ha inizio. Ford Cole, il procuratore Distrettuale, (fidanzato di Nora) ha tempo sino all'alba per risolvere il mistero dell'assassinio o resterà implicato anche lui nella sua ragnatela. Per oscuri motivi di distribuzione, arriva dopo due anni dalla sua produzione “Doppia ipotesi per un delitto” (titolo originale “Slow burn”, che naturalmente vuol dire tutt’altra cosa), giallo con sfumature noir interpretato dal “bravo ragazzo” Ray Liotta e LL Cool J. Diretto dall’esordiente Wayne Beach, sceneggiatore di alcuni thriller come “Murder at 1600”, il film parte con un intrigante incipit, supportato da una efficace atmosfera notturna, dove assistiamo, con il protagonista, il procuratore Ford, a due testimonianze diverse sul medesimo omicidio. Da questo punto, nell’arco di una sola notte, va man mano dipanandosi, fra interrogatori e rivelazioni, l‘intricato mistero dietro l’assassinio. Tal operazione però procede in maniera piuttosto piatta e macchinosa, poco accattivante, e la tensione fatica ad arrivare a livelli consoni per un thriller. La maggiore colpa è sicuramente da attribuire ad una sceneggiatura in parte confusa, non capace di giocare con i vari fili narrativi e la sua struttura a flashback, e che si arena nella spiccata ambiguità di alcuni personaggi descritti (soprattutto la bi-razziale Nora Timmer), con il risultato che nessuno di questi lascia il segno. Il finale poi, dove tutti i nodi vengono finalmente al pettine, abusa in colpi di scena, troppo concentrati negli ultimi minuti, con l’effetto controproducente di stancare leggermente lo spettatore. Evidenti, durante tutta l’opera, i richiami a “I soliti sospetti”, modello di riferimento che però rimane molto lontano, anche perché un LL Cool J non vale certo un Kevin Spacey. Ed ecco un altro punto debole, le interpretazioni dei protagonisti, dove non si salva nemmeno il navigato Liotta. Una pellicola dunque poco riuscita, che non riesce a dare corpo alle proprie evidenti ambizioni |
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mercoledì 15 agosto 2007
Doppia ipotese di un delitto
Pubblicato da
Marcello Angelini
alle
08:46
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