Mondi magici e paralleli per fuggire dalla cruda realtà, per trovare il coraggio di combattere le nostre battaglie. Chi da piccolo non ha vissuto per un momento l’esperienza della fuga, di quel gioco innocente e tenero che permette di evadere da una vita reale troppo noiosa o troppo crudele. E’ lo stesso leit-motiv di tanto, tantissimo cinema fantasy, per non dire tutto, che ricrea un mondo possibile del tutto parallelo a quello reale e si erge a metafora di esso.
“Un ponte per Terabithia”, diretto dal creatore dei Rugrats, Gasbor Csupo, e tratto da un amato libro per l’infanzia, fa un piccolo passetto oltre, ancora più oltre del recente “Il labirinto del fauno”, e palesa il legame logico tra realtà e fantasia, relegando nell’angolino creature mitiche ed effetti in cgi, dato che il mondo in cui viviamo può essere tanto affascinante e complesso quanto una terra lontana e desolata solcata da gigantesche montagne e fiumi magici, e le piccole prove che ci costringe ad affrontare ogni giorno possono equivalere alla pericolosità di distruggere eserciti di creature del male di Tolkeniana memoria. Il film è della Disney e si vede: la storia in realtà è piuttosto prevedibile e procede a tappe in modo discontinuo, presentando i classici stilemi di un genere di film per ragazzi più vicino alla favola di iniziazione sullo stile del bellissimo “Stand by me” che al fantasy delle grandi produzioni, che fanno grande sfoggio di effetti speciali. Ma ha un pregio enorme: è sobrio, quasi asciutto, per niente tentato dalle zuccherosità di casa Disney, o dai patetismi forzati. Una messa in scena persino scarna lo accompagna nel suo incedere, indugiando sull’alchimia che si crea tra i due protagonisti, compagni di giochi forzati, tanto diversi - lui introverso e razionale, lei gioiosa, vitale e luminosa come un raggio di sole -, ma uniti da una dote comune. Ridicolizzati dai loro compagni perché ancora capaci di sognare ad occhi aperti come bambini, sono troppo liberal e troppo eccentrici, capaci di aprire la mente e il cuore agli altri e a sé stessi, nonostante tutte le difficoltà che si parano sul loro cammino.
Un film, è vero, scontato, e anche un po’ puerile, niente di veramente nuovo, ma nel finale colpisce davvero, riportandoci alla cruda realtà dopo un lungo sogno ad occhi aperti, e, consegnando la chiave d’accesso al ponte per Terabithia a coloro che sono riusciti a superare l’ultima e dolorosa prova, diventa un inno alla libertà di sognare ancora, nonostante tutto, e un monito a mantenere la mente aperta, non solo per fuggire dalla vita reale, ma anche per affrontarla. Non male per un film under 14. Portateci i vostri figli,
andiamo al cinema
venerdì 24 agosto 2007
Un ponte per Terabithia
Pubblicato da
Marcello Angelini
alle
09:00
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