Non è proprio un bel periodo per il piccolo Nicky, un bambino di dieci anni: si è appena trasferito in un’altra città ed in famiglia non riceve molte attenzioni, soprattutto dai genitori, molto presi da un viaggio che stanno organizzando per il loro anniversario di matrimonio. La nonna di Nicky poi, affettuosa ma bizzarra, si è messa in testa di dover difendere la sua famiglia dagli alieni. Un giorno Nick annaffia letteralmente un formicaio con la sua pistola ad acqua, e magicamente viene rimpicciolito...
Nella breve storia del cinema d’animazione 3D le formiche sono state per ben tre volte protagoniste, prima con gli antesignani "Z, la formica" e il Pixar "Bug’s life", ed ora con "Ant Bully", film voluto e prodotto da Tom Hanks dopo che è rimasto colpito dal romanzo omonimo di John Nickel. La spiegazione di questo forte legame tra i disegnatori ed i piccoli insetti è da trovarsi nella stupefacente organizzazione di cui sono dotati quest’ultimi e del loro vivere basato sulla cooperazione con gli altri, un vero modello di riferimento per noi umani e naturalmente per i più piccoli.
Nel caso specifico del film oggetto della recensione questo punto è assai rimarcato ed è alla base anche della morale della pellicola. La storia narrata, o meglio favola visto che ci sono magie e stregoni, difatti vedrà il protagonista, un bambino solitario ed asociale, capire l’importanza degli amici e crescere, proprio dopo aver vissuto con le formiche del suo giardino, naturalmente sotto un incantesimo. Oltre comunque questi apprezzabili intenti edificanti, "Ant bully" regala anche un buon intrattenimento, grazie ad una serie di protagonisti ben caratterizzati ed un intreccio dal ritmo sostenuto, con alcune situazioni molto divertenti, soprattutto quelle dove il regista John A. Davis (candidato al premio Oscar per "Jimmy Neutron") gioca con i diversi punti di vista, quello delle formiche e quello degli umani.
La qualità delle animazioni non è delle migliori, soprattutto nella fluidità di movimento dei personaggi umani e nella cura del dettaglio, comunque non conta poi molto se alla fine della visione quasi ci pentiamo di tutte le volte che abbiamo più o meno accidentalmente colpito una formica, segno che il film è riuscito a conquistarci.
Nella breve storia del cinema d’animazione 3D le formiche sono state per ben tre volte protagoniste, prima con gli antesignani "Z, la formica" e il Pixar "Bug’s life", ed ora con "Ant Bully", film voluto e prodotto da Tom Hanks dopo che è rimasto colpito dal romanzo omonimo di John Nickel. La spiegazione di questo forte legame tra i disegnatori ed i piccoli insetti è da trovarsi nella stupefacente organizzazione di cui sono dotati quest’ultimi e del loro vivere basato sulla cooperazione con gli altri, un vero modello di riferimento per noi umani e naturalmente per i più piccoli.
Nel caso specifico del film oggetto della recensione questo punto è assai rimarcato ed è alla base anche della morale della pellicola. La storia narrata, o meglio favola visto che ci sono magie e stregoni, difatti vedrà il protagonista, un bambino solitario ed asociale, capire l’importanza degli amici e crescere, proprio dopo aver vissuto con le formiche del suo giardino, naturalmente sotto un incantesimo. Oltre comunque questi apprezzabili intenti edificanti, "Ant bully" regala anche un buon intrattenimento, grazie ad una serie di protagonisti ben caratterizzati ed un intreccio dal ritmo sostenuto, con alcune situazioni molto divertenti, soprattutto quelle dove il regista John A. Davis (candidato al premio Oscar per "Jimmy Neutron") gioca con i diversi punti di vista, quello delle formiche e quello degli umani.
La qualità delle animazioni non è delle migliori, soprattutto nella fluidità di movimento dei personaggi umani e nella cura del dettaglio, comunque non conta poi molto se alla fine della visione quasi ci pentiamo di tutte le volte che abbiamo più o meno accidentalmente colpito una formica, segno che il film è riuscito a conquistarci.






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