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martedì 20 marzo 2007

MARIE ANTOINETTE


Maria Antonietta, la figlia della regina d’Austria viene promessa in sposa appena quattordicenne a Luigi XVI, il futuro re di Francia. Nonostante la sua riluttanza, la giovane si trasferisce a Versailles, ma non riuscirà mai ad entrare in sintonia col popolo francese che in primis, non le perdona il fatto di essere straniera…
Era solo una ragazza: così si potrebbe riassumere tutto quello che Sofia Coppola pensa della sua Maria Antonietta. Lo scopo ultimo del cinema della regista, anche in questo terzo film, rimane immutato: ritrarre ragazze spaesate e in difficoltà, troppo giovani per ciò che devono affrontare. "Marie Antoinette" ci racconta dunque la sua storia, dall’arrivo a Versailles ai primi moti rivoluzionari, ma lo fa senza la pesantezza di molti film storici, e con una leggerezza che è segno di modernità. Lo stile, volutamente provocatorio, senza dubbio eccentrico, che tante polemiche ha sollevato, coglie nel segno. I costumi, davvero perfetti, l’ambientazione, nella vera Versailles, la colonna sonora incredibilmente rischiosa, che alla musica d’epoca preferisce spesso e volentieri New Order, Phoenix e Bow Wow Wow, creano una sintesi in grado di coinvolgere e ammaliare.
Non si deve cercare nella pellicola una storia profonda con letture politiche o pesanti riflessioni storiche, ma si deve bensì cercare la modernità del personaggio principale: ci viene mostrato il suo essere ragazza, la sua frustrazione per un marito che le dà pochissime attenzioni, la sua passione per il gioco, molto criticata a corte. La macchina da presa indugia spesso e volentieri sugli "oggetti", mostrandoci scarpe, abiti, prelibatezze di ogni sorta, acconciature inverosimili, ci mostra con umorismo l’assurdità, per occhi della stessa protagonista, di molti "riti" di corte fini a se stessi. Il mostrarci "l’ozio di corte" diventa molte volte l’obbiettivo della regista: uno sfoggio di eleganza e di abbondanza che non deve però essere preso come una critica.
Kirsten Dunst è quasi perfetta nel ruolo, e comunica qualcosa con ogni sguardo e in ogni inquadratura, come anche il resto del cast, notevole e che contribuisce alla riuscita del film. In conclusione la Coppola la si può criticare di essere a tratti troppo autoindulgente, di eccedere con il decor visivo, ma per apprezzare la sua opera lasciatevi trasportare dall’ottima compilation visiva e sonora e lasciatevi toccare dallo sguardo di Antonietta, che assomiglia tanto alla Charlotte di "Lost in translation" e alle "vergini suicide" del primo film della regista. Ed è qui che risiede l’originalità della visione Coppoliana, un’originalità discutibile e anche un po’ egoistica se vogliamo, ma assolutamente unica nel panorama cinematografico odierno.

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