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lunedì 19 marzo 2007

Io e Napoleone


Martino, ben interpretato da Elio Germano, è un ragazzo che nutre un odio profondo verso il Generale, e quando Napoleone arriva all’Isola d’Elba in esilio cerca di concretizzare i suoi propositi di vendetta approfittando dell’occasione che il destino sembra avergli concesso: viene assunto come scrivano personale dell’uomo, ma, ovviamente, i piani di Martino non andranno nel modo previsto.
Finalmente un progetto ambizioso per il cinema italiano, qualcosa di diverso dai soliti drammi su famiglie consumate. Il cinema tricolore ha saputo dimostrarci negli ultimi mesi che con qualche idea e un po’ di impegno si può giungere ad ottimi risultati, e Paolo Virzì si inserisce senz’altro in quella fascia di registi che hanno contribuito alla rinascita di una cinema che fino a qualche anno fa era in forte crisi, sia creativa che economica.
"Io e Napoleone" è il libero adattamento del romanzo "N" di Ernesto Ferrero, con un azzeccatissimo Daniel Auteuil nella parte del celebre Napoleone (chi poteva essere se non lui ad impersonarlo viste anche le sue origini?) ed un Elio Germano che ben interpreta il protagonista Martino. Il film ci racconta la storia personale di quest’ultimo, mettendo in scena un bel confronto generazionale tra i due personaggi principali, ma non solo questo, poiché non vengono tralasciate le vicende di contorno, che anzi a tratti sembrano voler prendere il sopravvento. Il tutto viene narrato senza dimenticare la credibilità della ricostruzione storica, che non è inficiata dal tono leggero del film.
Allegoria sul fascino dell’autorità, commedia in costume e ricostruzione storica: queste sono le tre anime del film di Virzì, sempre molto equilibrato tra umorismo e dramma, tra la risata e la riflessione. Discutibile, ma a mio parere indovinata, la scelta di inserire il personaggio di Ceccherini, al quale spetta il ruolo di Buffone della situazione. Onore al regista quindi, che riesce a parlare di storia coniugando la classica commedia italiana in costume con un cinema più impegnato e serio, dandoci da pensare sull’abilità degli uomini di poter ammaliare gli sprovveduti e regalandoci una visione di Napoleone piuttosto convincente e non priva di autoironia.

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