Nel fantastico mondo di Alagaesia, popolato da mitologiche creature, vive il giovane contadino Eragon, che dopo aver trovato un uovo di drago viene chiamato a riportare in vita l’ordine dei Cavalieri dei draghi, annientato dal malvagio re Galbatorix che ancora oscura Alagaesia con la sua malvagia dittatura. Inizia così l’addestramento del giovane Cavaliere...
"Eragon" è l’ennesima trasposizione cinematografica di un’opera letteraria fantasy, il libro in questione è l’omonimo primo capitolo della trilogia detta "dell’eredità", dell’allora quindicenne scrittore esordiente Christopher Paolini. Le vicende narrate subito riportano alla memoria altri due film appartenenti allo stesso filone: "Il signore degli anelli", capostipite del genere, e "Le cronache di Narnia", dove, analogamente a "Eragon", dei giovani umani vengono scaraventati in un mondo che non appartiene a loro e costretti a impugnare le armi per difendere questo mondo. Ebbene "Eragon" fallisce completamente la sua missione di salvare la propria terra, se questo dipendesse unicamente dal box office.
La storia la conosciamo già perché tutti, presto o tardi, ne siamo stati testimoni: un bravo scrittore da qualche parte nel mondo scrive un bel romanzo che vende milioni di copie, e subito degli avidi produttori hollywoodiani ci si avventano per speculare sul lavoro di qualcun altro. A volte il miracolo riesce e altre non molto, ma in questo caso decisamente no. Il racconto del giovane Paolini è piuttosto complesso e profondo, così come lo sono i legami e le storie dei personaggi, i loro sogni e le loro paure, ma nel film tutto ciò viene a malapena abbozzato, creando una sequenza di brevi attimi di vita senza il minimo spessore, arrivando a stravolgere non poco la stesura originale del romanzo pur di creare un qualche minimo e precario collegamento. E così, mentre lo spaesato spettatore viene catapultato di prepotenza da una situazione a un’altra, vedendo personaggi appena conosciuti creare rapporti fraterni fra loro e sparire un secondo dopo, e senza aver chiaro quale sia l’effettiva missione del Cavaliere dei draghi, sorge spontanea la domanda: non era meglio se andavo nella sala 2 che c’era un film più bello?
Bisogna comunque dire che dove lo sceneggiatore e il regista hanno fallito alla grande, il compositore e il designer della dragonessa Saphira si sono ampiamente guadagnati il loro stipendio, svolgendo uno spettacolare lavoro. In conclusione "Eragon" è un film per cui non è difficile prevedere un clamoroso flop, forse perché il regista non si è ricordato che 107 minuti per un film del genere non sono molti, e che ne avrebbe potuti aggiungere tranquillamente altri 40, nel tentativo di salvare una rivelazione letteraria dallo sfacelo.
"Eragon" è l’ennesima trasposizione cinematografica di un’opera letteraria fantasy, il libro in questione è l’omonimo primo capitolo della trilogia detta "dell’eredità", dell’allora quindicenne scrittore esordiente Christopher Paolini. Le vicende narrate subito riportano alla memoria altri due film appartenenti allo stesso filone: "Il signore degli anelli", capostipite del genere, e "Le cronache di Narnia", dove, analogamente a "Eragon", dei giovani umani vengono scaraventati in un mondo che non appartiene a loro e costretti a impugnare le armi per difendere questo mondo. Ebbene "Eragon" fallisce completamente la sua missione di salvare la propria terra, se questo dipendesse unicamente dal box office.
La storia la conosciamo già perché tutti, presto o tardi, ne siamo stati testimoni: un bravo scrittore da qualche parte nel mondo scrive un bel romanzo che vende milioni di copie, e subito degli avidi produttori hollywoodiani ci si avventano per speculare sul lavoro di qualcun altro. A volte il miracolo riesce e altre non molto, ma in questo caso decisamente no. Il racconto del giovane Paolini è piuttosto complesso e profondo, così come lo sono i legami e le storie dei personaggi, i loro sogni e le loro paure, ma nel film tutto ciò viene a malapena abbozzato, creando una sequenza di brevi attimi di vita senza il minimo spessore, arrivando a stravolgere non poco la stesura originale del romanzo pur di creare un qualche minimo e precario collegamento. E così, mentre lo spaesato spettatore viene catapultato di prepotenza da una situazione a un’altra, vedendo personaggi appena conosciuti creare rapporti fraterni fra loro e sparire un secondo dopo, e senza aver chiaro quale sia l’effettiva missione del Cavaliere dei draghi, sorge spontanea la domanda: non era meglio se andavo nella sala 2 che c’era un film più bello?
Bisogna comunque dire che dove lo sceneggiatore e il regista hanno fallito alla grande, il compositore e il designer della dragonessa Saphira si sono ampiamente guadagnati il loro stipendio, svolgendo uno spettacolare lavoro. In conclusione "Eragon" è un film per cui non è difficile prevedere un clamoroso flop, forse perché il regista non si è ricordato che 107 minuti per un film del genere non sono molti, e che ne avrebbe potuti aggiungere tranquillamente altri 40, nel tentativo di salvare una rivelazione letteraria dallo sfacelo.






Nessun commento:
Posta un commento