Nel 2027 a causa di una gravissima forma di sterilità, non nascono bambini da ormai 18 anni. La razza umana sembra quindi destinata all’estinzione. In Inghilterra intanto cresce l’odio contro gli immigrati che vengono considerati alla stregua di animali. In una società malata in cui il governo combatte contro i deboli e i diseredati, un ex-pacifista, adesso normale burocrate di nome Theo, diviene un eroe involontario per salvare una donna rimasta miracolosamente incinta.
E’ stato presentato come un film di fantascienza. In realtà "I figli degli uomini", solo all’apparenza sfiora il genere fantascientifico. Nella sostanza invece affronta tematiche e sentimenti che la società attuale vive con grande ansia. Il regista messicano Alfonso Cuarón, già conosciuto per aver diretto "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", tratta con estrema perizia argomenti complessi e problematici come la paura dell’estinzione della razza umana, la piaga del terrorismo, l’odio verso gli immigrati, e lo fa utilizzando uno sguardo immerso totalmente nella storia quasi a volere sottolineare la sua partecipazione alla vicenda umana dei protagonisti.
Il racconto, tratto da un romanzo della giallista inglese P.D. James, segue le mosse di un uomo sull’orlo della disperazione. Mai l’occhio dell’osservatore si distacca dal protagonista, e grazie a straordinari piani sequenza, resi ancora più realistici dall’uso della cinepresa in spalla, lo spettatore diviene partecipe come non mai della vicenda. L’intreccio pur seguendo una direttrice abbastanza lineare non è avara di colpi di scena, che si giovano di una narrazione mai scontata. Ben riuscito inoltre il cambio di registro che conduce ad un regolare crescendo dalla prima alla seconda parte. Quest’ultima è per altro impreziosita da alcune scene di guerriglia urbana degne del miglior Spielberg di "Salvate il Soldato Ryan". Praticamene perfetta l’interpretazione di Clive Owen che riesce a restituire il suo personaggio in maniera così naturale e profonda come pochi sanno fare. Il resto del cast si comporta benissimo. Bellissima e decisamente riuscita la parte di Julianne Moore, insolita ma geniale quella del grande Michael Caine. Il film colpisce anche dove di solito gli altri sbagliano. E’ curato infatti nei minimi dettagli. La scenografia di un mondo futuro prossimo è veramente accurata, il montaggio senza troppi salti qua e là non dispiace, anzi riesce a favorire l’attenzione dello spettatore verso la vicenda, la fotografia azzeccata in tutte le sue sfaccettature si dimostra un plusvalore. Anche la colonna sonora si fa apprezzare per la sua varietà.
Il film in sostanza non si presenta come "grosso budget e niente contenuti" anzi, probabilmente sono la grande quantità e varietà di temi trattati che in certe circostanze mettono in qualche modo in imbarazzo lo spettatore, senza però sopraffarlo mai. E’ quindi un prodotto che non è indirizzato solo agli appassionati di fantascienza, ma apre invece delle prospettive nuove molto interessanti sulla compenetrazione di tematiche e generi che stanno prendendo corpo nel cinema di oggi.
E’ stato presentato come un film di fantascienza. In realtà "I figli degli uomini", solo all’apparenza sfiora il genere fantascientifico. Nella sostanza invece affronta tematiche e sentimenti che la società attuale vive con grande ansia. Il regista messicano Alfonso Cuarón, già conosciuto per aver diretto "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", tratta con estrema perizia argomenti complessi e problematici come la paura dell’estinzione della razza umana, la piaga del terrorismo, l’odio verso gli immigrati, e lo fa utilizzando uno sguardo immerso totalmente nella storia quasi a volere sottolineare la sua partecipazione alla vicenda umana dei protagonisti.
Il racconto, tratto da un romanzo della giallista inglese P.D. James, segue le mosse di un uomo sull’orlo della disperazione. Mai l’occhio dell’osservatore si distacca dal protagonista, e grazie a straordinari piani sequenza, resi ancora più realistici dall’uso della cinepresa in spalla, lo spettatore diviene partecipe come non mai della vicenda. L’intreccio pur seguendo una direttrice abbastanza lineare non è avara di colpi di scena, che si giovano di una narrazione mai scontata. Ben riuscito inoltre il cambio di registro che conduce ad un regolare crescendo dalla prima alla seconda parte. Quest’ultima è per altro impreziosita da alcune scene di guerriglia urbana degne del miglior Spielberg di "Salvate il Soldato Ryan". Praticamene perfetta l’interpretazione di Clive Owen che riesce a restituire il suo personaggio in maniera così naturale e profonda come pochi sanno fare. Il resto del cast si comporta benissimo. Bellissima e decisamente riuscita la parte di Julianne Moore, insolita ma geniale quella del grande Michael Caine. Il film colpisce anche dove di solito gli altri sbagliano. E’ curato infatti nei minimi dettagli. La scenografia di un mondo futuro prossimo è veramente accurata, il montaggio senza troppi salti qua e là non dispiace, anzi riesce a favorire l’attenzione dello spettatore verso la vicenda, la fotografia azzeccata in tutte le sue sfaccettature si dimostra un plusvalore. Anche la colonna sonora si fa apprezzare per la sua varietà.
Il film in sostanza non si presenta come "grosso budget e niente contenuti" anzi, probabilmente sono la grande quantità e varietà di temi trattati che in certe circostanze mettono in qualche modo in imbarazzo lo spettatore, senza però sopraffarlo mai. E’ quindi un prodotto che non è indirizzato solo agli appassionati di fantascienza, ma apre invece delle prospettive nuove molto interessanti sulla compenetrazione di tematiche e generi che stanno prendendo corpo nel cinema di oggi.






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