Spagna 1944. Durante l’avanzata di Franco la giovane vedova Carmen raggiunge il nuovo compagno Vidal, capitano dell’esercito, con la figlia dodicenne Ofelia. La bambina per sfuggire alla difficile situazione si rifugia in un mondo di fiabe che si materializza con la presenza di un fauno che le rivela la sua vera identità, lei è la principessa di un regno sotterraneo…
Guillelmo Del Toro si conferma regista dalle discrete doti tecniche e capace di passare agilmente da una produzione Hollywoodiana (suoi "Hellboy" e "Blade 2") a lavori come questo a basso budget. Con questo fantasy, che ha come sfondo il franchismo, il regista ritorna sui suoi passi, visto che già nel 2001, con l’ horror d’atmosfera "La Spina del diavolo", aveva narrato della guerra civile spagnola.
Protagonista è Ofelia (la bravissima Ivana Baquero), una ragazzina adolescente costretta a vivere con un capitano franchista come patrigno, e ad assistere impotente all’arroganza e crudeltà di quest’ultimo. La guerriglia tra franchisti e rivoluzionari rappresenta ben più di uno sfondo, ma è la trama portante del film, mentre il mondo fantastico rappresenta in un certo senso il rifugio di una giovane "Alice" dall’orrore del mondo reale.
Non è certo una novità per il cinema fantastico l’uso di mondi magici come analogia o metafora del crudele mondo reale, basti vedere il recente "Le cronache di Narnia". Anche l’episodio bellico raccontato non è particolarmente significativo, e sembra piuttosto una scusa per presentare un personaggio estremo, ma non caricaturale grazie all’ottimo Sergi Lopez, come quello del capitano. Ma se dal punto di vista narrativo il film è ambiguo e non sempre all’altezza, seppur avvincente, da quello visivo eccelle: ancor più che ne "La spina del diavolo" il regista messicano dimostra un’abilità fuori dal comune nell’evocare mondi magici e sogni ad occhi aperti, dal quale registi come Adamson e Shyamalan dovrebbero imparare qualcosa, e dimostra una sensibilità toccante e profonda nel rappresentare il dolore e la sofferenza umana. Aiutato dall’ottimo direttore della fotografia, Del Toro regala alla vista immagini suggestive, evoca creature magiche e ancestrali che sembrano uscite da un incubo di "Lovercraft", e accoglie nel suo limbo la splendida Ofelia, troppo innocente e pura per vivere in un mondo dominato da sangue e uccisioni.
Sanguigno, vigoroso, non propriamente per bambini (i genitori non si lascino ingannare dalla giovane età della protagonista), "Il labirinto del fauno" è un cinema interessante e ibrido, capace di trasmettere con la magia delle sue immagini ciò che una storia un po’ banale non sempre è in grado di raccontare.
Guillelmo Del Toro si conferma regista dalle discrete doti tecniche e capace di passare agilmente da una produzione Hollywoodiana (suoi "Hellboy" e "Blade 2") a lavori come questo a basso budget. Con questo fantasy, che ha come sfondo il franchismo, il regista ritorna sui suoi passi, visto che già nel 2001, con l’ horror d’atmosfera "La Spina del diavolo", aveva narrato della guerra civile spagnola.
Protagonista è Ofelia (la bravissima Ivana Baquero), una ragazzina adolescente costretta a vivere con un capitano franchista come patrigno, e ad assistere impotente all’arroganza e crudeltà di quest’ultimo. La guerriglia tra franchisti e rivoluzionari rappresenta ben più di uno sfondo, ma è la trama portante del film, mentre il mondo fantastico rappresenta in un certo senso il rifugio di una giovane "Alice" dall’orrore del mondo reale.
Non è certo una novità per il cinema fantastico l’uso di mondi magici come analogia o metafora del crudele mondo reale, basti vedere il recente "Le cronache di Narnia". Anche l’episodio bellico raccontato non è particolarmente significativo, e sembra piuttosto una scusa per presentare un personaggio estremo, ma non caricaturale grazie all’ottimo Sergi Lopez, come quello del capitano. Ma se dal punto di vista narrativo il film è ambiguo e non sempre all’altezza, seppur avvincente, da quello visivo eccelle: ancor più che ne "La spina del diavolo" il regista messicano dimostra un’abilità fuori dal comune nell’evocare mondi magici e sogni ad occhi aperti, dal quale registi come Adamson e Shyamalan dovrebbero imparare qualcosa, e dimostra una sensibilità toccante e profonda nel rappresentare il dolore e la sofferenza umana. Aiutato dall’ottimo direttore della fotografia, Del Toro regala alla vista immagini suggestive, evoca creature magiche e ancestrali che sembrano uscite da un incubo di "Lovercraft", e accoglie nel suo limbo la splendida Ofelia, troppo innocente e pura per vivere in un mondo dominato da sangue e uccisioni.
Sanguigno, vigoroso, non propriamente per bambini (i genitori non si lascino ingannare dalla giovane età della protagonista), "Il labirinto del fauno" è un cinema interessante e ibrido, capace di trasmettere con la magia delle sue immagini ciò che una storia un po’ banale non sempre è in grado di raccontare.






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