Los Angeles, 1947. Due poliziotti, Blanchard e Bleichert, indagano sulla misteriosa morte di Elizabeth Short, una ex prostituta ora aspirante attrice, nota anche come Dalia Nera. I due poliziotti dopo aver scoperto che il fidanzato della vittima non é del tutto estraneo ai fatti si rendono conto che anche all’interno della polizia c’é qualcuno che non vuole far luce completamente sull’omicidio.
L’omicidio di Elizabeth Short, aspirante attrice, trovata il 5 gennaio 1947 a Los Angeles mutilata in maniera orrenda, è rimasto uno dei crimini più famosi della storia americana, innanzitutto perché è tuttora irrisolto e, fatto non secondario, perché avvenuto in quella che dovrebbe essere la "fabbrica dei sogni", Hollywood. Una soluzione a questo enigmatico caso, lavorando di fantasia, l’ha data lo scrittore James Ellroy (autore di "L.A. Confidential") nel suo apprezzato romanzo "La dalia nera", testo di riferimento di questa omonima pellicola diretta dal celebre Brian De Palma, reduce dall’insuccesso di "Femme fatale".
Il film si presenta fin dall’inizio con un forte gusto retrò, ed è evidente da parte del regista la volontà di rispolverare il genere noir degli anni d’oro. A coadiuvarlo in questa operazione c’è l’egregia scenografia di Dante Ferretti che ci riporta a vivere l’ambigua atmosfera della Los Angeles degli anni ’40, in cui sotto un massiccio strato di patina si nascondevano le azioni più nefande. Purtroppo in questo ottimo background si disvela una vicenda troppo intricata, se non confusa, che alla fine poco appaga lo spettatore. De Palma non riesce a dare compattezza alle molte sottotrame presenti nel libro di partenza e ci restituisce un racconto troppo denso di eventi, dove ci si perde spesso fra decine di nomi di personaggi appena accennati, e dove le varie iterazioni fra i protagonisti, per forza di cose, sono approcciate in maniera assai superficiale. La scelta degli attori principali poi non sembra delle più azzeccate e nessuno sembra dare al proprio personaggio l’opportuna profondità e ricchezza di sfaccettature tipici del genere. Soprattutto i giovani Josh Hartnett e Scarlett Johansson non paiono del tutto credibili nei loro ruoli.
Alla fine la più efficace è, seppur presente per pochi minuti, l’attrice Mia Kirshner, che interpreta la sfortunata Dalia del titolo, intensa e ben calata nella sua parte. In conclusione un film decisamente sotto le aspettative, dove ad una bella confezione e qualche mirabile ripresa (tra cui un bel piano sequenza che ammicca con evidenza al "L’infernale Quinlain" di Orwell), fa da contraltare un intreccio sfilacciato e che fila via senza scuoterci particolarmente.
L’omicidio di Elizabeth Short, aspirante attrice, trovata il 5 gennaio 1947 a Los Angeles mutilata in maniera orrenda, è rimasto uno dei crimini più famosi della storia americana, innanzitutto perché è tuttora irrisolto e, fatto non secondario, perché avvenuto in quella che dovrebbe essere la "fabbrica dei sogni", Hollywood. Una soluzione a questo enigmatico caso, lavorando di fantasia, l’ha data lo scrittore James Ellroy (autore di "L.A. Confidential") nel suo apprezzato romanzo "La dalia nera", testo di riferimento di questa omonima pellicola diretta dal celebre Brian De Palma, reduce dall’insuccesso di "Femme fatale".
Il film si presenta fin dall’inizio con un forte gusto retrò, ed è evidente da parte del regista la volontà di rispolverare il genere noir degli anni d’oro. A coadiuvarlo in questa operazione c’è l’egregia scenografia di Dante Ferretti che ci riporta a vivere l’ambigua atmosfera della Los Angeles degli anni ’40, in cui sotto un massiccio strato di patina si nascondevano le azioni più nefande. Purtroppo in questo ottimo background si disvela una vicenda troppo intricata, se non confusa, che alla fine poco appaga lo spettatore. De Palma non riesce a dare compattezza alle molte sottotrame presenti nel libro di partenza e ci restituisce un racconto troppo denso di eventi, dove ci si perde spesso fra decine di nomi di personaggi appena accennati, e dove le varie iterazioni fra i protagonisti, per forza di cose, sono approcciate in maniera assai superficiale. La scelta degli attori principali poi non sembra delle più azzeccate e nessuno sembra dare al proprio personaggio l’opportuna profondità e ricchezza di sfaccettature tipici del genere. Soprattutto i giovani Josh Hartnett e Scarlett Johansson non paiono del tutto credibili nei loro ruoli.
Alla fine la più efficace è, seppur presente per pochi minuti, l’attrice Mia Kirshner, che interpreta la sfortunata Dalia del titolo, intensa e ben calata nella sua parte. In conclusione un film decisamente sotto le aspettative, dove ad una bella confezione e qualche mirabile ripresa (tra cui un bel piano sequenza che ammicca con evidenza al "L’infernale Quinlain" di Orwell), fa da contraltare un intreccio sfilacciato e che fila via senza scuoterci particolarmente.






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