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mercoledì 24 gennaio 2007

Mission impossible 3


L’agente Ethan Hunt si sta per sposare, ma viene reclutato per un nuovo pericoloso incarico: porre fine ad un complotto con il quale un gruppo di uomini influenti tentano di impossessarsi dell’ordine economico mondiale. Suo malgrado Hunt sarà coinvolto in modo molto personale nella vicenda.
Dopo due registi affermati come John Woo e Brian De Palma la mano passa a J.J.Abrams, uno dei nomi che contano nel panorama dell’intrattenimento televisivo, creatore di due dei serial più cinematografici che si siano visti di recente: "Lost" e "Alias". Notevole anche il cast, dove al solito Tom Cruise si contrappone il grande Philip Seymour Hoffman nel ruolo del villain di turno, e con una parte anche per il bravissimo Johnatan Ryes-Meyers ("Match point"), che mostra il suo talento anche in una particina di un film d’azione come questo.
In "Mission impossible 3", per la prima volta cinema e televisione sembrano aver trovato il loro punto d’incontro. Abrams non rinuncia ad uno stile "televisivo", ma nel senso positivo del termine, che va a nozze con lo spirito glamour e modaiolo dei capitoli precedenti. La regia in stile videoclip è usata in modo appropriato, con continui movimenti di macchina a sottolineare le situazioni di angoscia e imminente pericolo nelle quali i protagonisti si trovano continuamente. L’azione è incessante e non concede tregua, paradossale a tratti, ma diretta con grande senso del realismo, cosa che contribuisce ad aumentare il divertimento e l’adrenalina.
Rispetto ai capitoli precedenti Abrams, come aveva già detto in alcune interviste, ha voluto dare più spazio alla storia e ai personaggi, una storia che francamente si fa un po’ di difficoltà a seguire, tra una sequenza esplosiva e l’altra. Per rendere più "umano" il personaggio di Cruise si è voluto sottolineare la difficoltà della doppia vita di un agente segreto, che si trova spesso ad essere coinvolto personalmente nelle proprie missioni. Il risvolto sentimentale è forse il meno riuscito, un po’ appiccicato con lo sputo, ma è un difetto che si può perdonare in un film del genere, una pellicola senza nessuna pretesa se non quella di svagare con stile.
Un prodotto che si può definire "esplosivo", adrenalina allo stato puro, che raggiunge standard di spettacolarità a cui non eravamo abituati, con un occhio ai personaggi e alla storia e la giusta dose di ironia: una ricetta vincente. Il magnetismo di Tom Cruise, ancora una volta perfetto nei panni di Ethan Hunt, è sfruttato nei migliore dei modi, così come quello del "cattivone" Hoffman. Notevole anche l’uso delle ambientazioni, tra Shangai e Vaticano. Se amate il genere è un film perfetto per staccare il cervello per due ore, senza sensi di colpa.

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