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venerdì 12 gennaio 2007

L'ultima Porta


In una piccola stanza di ospedale, Frankie Heywood giace in coma profondo, così profondo che nessuno può raggiungerla. Per i suoi genitori è il peggiore degli incubi. Per mesi hanno vegliato accanto al letto di Frankie aspettando invano un segno di vita. Ora i medici stanno loro spiegando che il risveglio di Frankie potrebbe causare gravi problemi psicologici al fratello Ben. Il loro matrimonio, già in crisi, è sul punto di rottura. Contro qualsiasi parere si aggrappano all’ultima possibilità...
Presentato dalla Eagle pictures, tramite una astuta ed, col senno di poi, oltraggiosa campagna pubblicitaria, come un prodotto addirittura oltre "Il sesto senso" e "The others", "L’ultima porta" (titolo originale "The Lazarus child", ben più congeniale) si rivela, come prevedibile, un film assolutamente inferiore rispetto alle opere sopra citate, inoltre, fattore ben più preoccupante per chi ancora si fida dei trailer, con quest’ultime non ha niente a che fare anche a livello contenutistico. Difatti qui ci viene narrata una storia di una bambina che attraverso cure non convenzionali viene riportata in vita, plot che di spaventevole ha ben poco, e dove di fantasmi degni di essere chiamati tali non vi è traccia.
Togliendo i primi minuti, che possano suscitare un discreto interesse perciò che verrà raccontato, il film procede a dir poco sciattamente, senza alcun tipo di colpo di scena, fino all’insulso finale. La regia dello specialista del piccolo schermo Gram Theakston, qui al suo esordio cinematografico, è piatta, e i tentativi di provocare qualche sussulto nello spettatore con qualche apparizione o iride sbiancato, risultano ridicoli. Inoltre, tematiche che il film vorrebbe portare alla luce, come l’accanimento terapeutico, l’eutanasia, e la zona inesplorata fra vita e morte che può sussistere nello stato comatoso, sono trattate nel modo più banale e sterile possibile.
Le interpretazioni dei vari protagonisti poi, così svogliate e poco convinte come sono, non aiutano certo a risollevare le sorti di un film veramente mediocre, esile nello svolgimento e inefficace nel creare qualsiasi tipo di pathos nello spettatore.

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