In un’Inghilterra scampata alla guerra nucleare e oppressa da una dittatura poliziesca, una giovane donna, Evey viene salvata da un uomo dal volto coperto da una maschera.
Era dal 1990, prima ancora del loro grandissimo successo Matrix, che i fratelli Wachowski pensavano di portare sullo schermo "V for vendetta", una ghaphic novel di Alan Moore uscita negli anni ’80 dai forti connotati politici. Dopo 15 anni ecco finalmente questo adattamento diretto però dal loro fidato assistente James McTeigue (un modo come un altro per i due fratelli di rimanere nell’ombra come loro abitudine).
V è un uomo che cela il proprio volto dietro una maschera di Guy Fawkes, il protagonista della fallita "cospirazione della polvere da sparo" (1605), caratterizzato da un tremendo passato e alla perenne ricerca di vendetta. Non a caso il suo film preferito è "Il conte di Montecristo" ma, a differenza di Edmond Dantes, la sua vendetta non è focalizzata contro dei singoli individui ma contro una subdola dittatura di Orwelliana memoria che, nell’ipotetico futuro raffigurato nella pellicola, controlla tutta l’Inghilterra. Una domanda aleggia durante la visione del film, ma il protagonista mascherato è un eroe o un terrorista?
L’opera, grazie ad un egregio testo di partenza ed un lavoro intelligente di attualizzazione delle sue principali tematiche, si rivela inaspettatamente una profonda riflessione politica sul mondo odierno. Si fa spesso riferimento al fatto che nella vita non esistono coincidenze e tutto è frutto di ciò che è stato fatto in precedenza, è difficile non notare in questo una critica alla politica estera degli Stati Uniti ("ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria"). Altro punto centrale, questo però più consunto, è il potere dell’informazione che però può vacillare in un popolo che acquista coscienza. La forza distruttiva della satira o il valore dell’idee e dei simboli possono ribaltare i governi e cambiare la storia. Meravigliosa la scena finale con l’intera popolazione, tutta mascherata allo stesso modo, che si riunisce in attesa di un particolare evento (vedrete poi con i vostri occhi) e dopo di questo con un semplice e liberatorio gesto, quello di togliersi la maschera, riacquistano la loro identità e soprattutto la loro libertà.
Una storia coinvolgente, ricca di spunti (lo stretto legame fra anarchia e rivoluzione, il male necessario, il prezzo della propria sicurezza) e colma di colte citazioni che solleticano in continuazione il cervello (Shakespeare, Dickens, Einstein…) per un action-movie riflessivo dove l’azione è sempre misurata e funzionale alla narrazione, merito di una buona regia ed un eccellente montaggio. Un film che ha tutte le carte in regola per diventare un cult.
Era dal 1990, prima ancora del loro grandissimo successo Matrix, che i fratelli Wachowski pensavano di portare sullo schermo "V for vendetta", una ghaphic novel di Alan Moore uscita negli anni ’80 dai forti connotati politici. Dopo 15 anni ecco finalmente questo adattamento diretto però dal loro fidato assistente James McTeigue (un modo come un altro per i due fratelli di rimanere nell’ombra come loro abitudine).
V è un uomo che cela il proprio volto dietro una maschera di Guy Fawkes, il protagonista della fallita "cospirazione della polvere da sparo" (1605), caratterizzato da un tremendo passato e alla perenne ricerca di vendetta. Non a caso il suo film preferito è "Il conte di Montecristo" ma, a differenza di Edmond Dantes, la sua vendetta non è focalizzata contro dei singoli individui ma contro una subdola dittatura di Orwelliana memoria che, nell’ipotetico futuro raffigurato nella pellicola, controlla tutta l’Inghilterra. Una domanda aleggia durante la visione del film, ma il protagonista mascherato è un eroe o un terrorista?
L’opera, grazie ad un egregio testo di partenza ed un lavoro intelligente di attualizzazione delle sue principali tematiche, si rivela inaspettatamente una profonda riflessione politica sul mondo odierno. Si fa spesso riferimento al fatto che nella vita non esistono coincidenze e tutto è frutto di ciò che è stato fatto in precedenza, è difficile non notare in questo una critica alla politica estera degli Stati Uniti ("ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria"). Altro punto centrale, questo però più consunto, è il potere dell’informazione che però può vacillare in un popolo che acquista coscienza. La forza distruttiva della satira o il valore dell’idee e dei simboli possono ribaltare i governi e cambiare la storia. Meravigliosa la scena finale con l’intera popolazione, tutta mascherata allo stesso modo, che si riunisce in attesa di un particolare evento (vedrete poi con i vostri occhi) e dopo di questo con un semplice e liberatorio gesto, quello di togliersi la maschera, riacquistano la loro identità e soprattutto la loro libertà.
Una storia coinvolgente, ricca di spunti (lo stretto legame fra anarchia e rivoluzione, il male necessario, il prezzo della propria sicurezza) e colma di colte citazioni che solleticano in continuazione il cervello (Shakespeare, Dickens, Einstein…) per un action-movie riflessivo dove l’azione è sempre misurata e funzionale alla narrazione, merito di una buona regia ed un eccellente montaggio. Un film che ha tutte le carte in regola per diventare un cult.






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