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domenica 7 gennaio 2007

Natale a New York


Due storie che si intersecano sullo sfondo della Grande Mela a Natale. Un giovane chirurgo, Filippo, ottiene solo 4 giorni di permesso dal suo primario per poter andare a sposarsi a New York ed oltretutto dovrà pure trovare il tempo di portare un regalo al figlio del primario che studia nella città insieme a suo cugino. La seconda storia, vede Lillo, sposato con la donna più ricca d’Europa ed incastrato da un contratto matrimoniale, che vieta qualsiasi tradimento, pena il divorzio e nemmeno un euro di alimenti. Rimasto fedele per vent’anni, Lillo crolla quando incontra Barbara, anche lei sposata con un plurimilionario e sottoposta allo stesso contratto matrimoniale di Lillo.
Nuovo capitolo della più fortunata (e criticata) serie italiana degli ultimi anni, "Natale a New York" naturalmente presenta la sua maggiore novità nel non vedere più sullo schermo la coppia Boldi-De Sica. Questo fattore onestamente ha giovato sul cine-panettone di quest’anno, che fra gli ultimi sembra quello più apprezzabile. Tale progresso rispetto ai capitoli precedenti è dovuto a diverse scelte azzeccate (più o meno volute) del regista Neri Parenti. Prima di tutto il film sembra più vincolato ad un target di pubblico adulto, e questo è un bene visto che l’assenza di alcune fanciullesche gag di Boldi, che non rimpiangiamo, evita che possano essere attratti in sala anche i più piccoli.
Secondo elemento è l’ambientazione, New York è una città cinegetica per natura (la compagnia di De Sica già nel 2001 doveva approdare nella grande mela ma poi ci fu il tragico attentato alle torri gemelle) e con le sue decorazioni ci fa respirare pienamente l’atmosfera natalizia. Terzo elemento è il cast: finalmente sono scomparse le macchiette, messe lì solo per strappare una risata ogni tanto con la loro strambezza, e la bella statuina di turno (l’indiziata sarebbe la Canalis, però non tedia eccessivamente con la sua interpretazione). Gli attori comici presenti poi, oltre a coprire interamente con le loro origini l’intera penisola, sono abbastanza in forma, soprattutto De Sica, quasi rigenerato dalla separazione con Boldi. A questi positivi fattori si aggiunge una sceneggiatura, da sempre il tasto dolente, meno dozzinale del solito: le situazioni paiono un po’ più costruite ed il meccanismo degli "equivoci" funziona abbastanza bene e diverte, in particolare nella vicenda legata a De Sica e Ghini, che riesce anche ad interessare lo spettatore. Inoltre il tasso di volgarità è ridotto e le trivialità sono poche e tollerabili.
Naturalmente però non mancano diversi limiti a quest’opera. La durata (quasi due ore) è francamente eccessiva, le trovate veramente originali sono pochissime ed il divertimento è alla fine moderato, e la vicenda interpretata da Bisio e De Luigi è piuttosto banale e prevedibile, con un tocco di giovanilismo abbastanza irritante. In conclusione una commedia sufficiente che finalmente non fa rimpiangere il tempo della visione.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Marcello,
ho visto "Natale a New York" la settimana scorsa e se te ne ricordi ti avevo scritto che avrei espresso il mio parere sulla qualità del film e sulla differenza fra questo ed "Olè". Mi ritrovo abbastanza in accordo con ciò che c'è scritto qui. Anche se non è stato proprio da ridere a crepapelle è stato sicuramente più carino di "Olè", non che gli attori che hanno interpretato "Olè" non siano stati bravi, ma "Natale a New York" ha un cast molto più corposo e più affermato artisticamente,ci sono più storie intrecciate, è più complesso insomma. Pare che la Estrada avesse dichiarato che avrebbe superato la Ferilli, dai, come si fa!
E poi, l'ambientazione era fantastica: LA GRANDE MELA, un sogno, ho fatto un viaggio con la fantasia.
CIAO E A PRESTO

Anonimo ha detto...

ciao.
film di questo genere non sono di grande calibro ma comunque offrono un gran divertimento. A me è piaciuto molto soprattutto il personaggio di De Sica